Il concetto d’amore pt.2

Eccomi tornata polpettine (il mio popolo x arrotondare) con il secondo e il terzo capitolo della nostra storia:

CAPITOLO 2 – L’ORFANOTROFIO

Alle 8:00 suonò la sveglia.

La solita sveglia che Eva aveva ormai imparato ad ignorare.

Anche Laura era “stranamente” in ritardo.

Dico “stranamente” perché lei non era MAI in ritardo. Era la tipica studentessa modello, era tranquilla e aiutava sempre. 

La tipica ragazza che ogni genitore vorrebbe, ma nonostante tutto il suo impegno non era mai stata adottata. 

Eva detestava l’orfanotrofio ma tutti lì le volevano bene e infondo infondo, anche se non voleva ammetterlo, anche lei ne voleva a loro. 

Laura era lì dall’età di 2 anni.

Non amava quel posto ma negli anni si era abituata e convinta a farselo piacere.

Eva invece lo detestava.

Non gli interessavano le lezioni e non si preoccupava di andarci. 

Passava il suo tempo in palestra.

Non che si allenasse molto, semplicemente si chiudeva lì e leggeva.

Adorava leggere e si sentiva trasportare in un mondo parallelo.

Voleva fare la giornalista, raccontare storie interessanti e scovare misteri. 

Voleva seguire le orme di sua nonna.

                                       CAPITOLO 3 – FAMIGLIA

Eva non era sempre stata orfana e, al contrario, aveva anche una bella famiglia.

“Buongiorno ragazzi” disse il prof di Italiano “Oggi scriveremo un tema. Parlate della vostra famiglia, dei vostri genitori, dei vostri nonni, cugini, fratelli e sorelle.

Eva per poco non scoppiò a piangere.

Prima che potesse correre in bagno un ricordo le riaffiorò in testa. Un ricordo d’ infanzia.

Non aveva molti ricordi della sua infanzia ma eccone uno pronto a provocarle quel insopportabile dolore al petto che si sarebbe portata dietro per tutta la giornata. Funzionava sempre così con i suoi ricordi.

Una luce abbagliante ed eccolo lì:

“Eva, tesoro, vieni ad aiutarmi a cucinare” la chiamava la nonna dolcemente dalla cucina.

“Arrivo nonna” le gridava Eva mentre dal salotto arrivava di corsa in cucina.

“Inizia a tagliare le cipolle” ordinava la nonna.

“Nonna, mi racconti di quando risolvevi i misteri?” diceva sempre Eva con qualche lacrima agli occhi per colpa delle cipolle.

“Certo tesoro” rispondeva sempre la nonna felice dell’interesse della nipote.

Gli unici ricordi felici che aveva erano quelli di sua nonna.

I suoi litigavano spesso e papà non era quasi mai a casa.

Quando tornava era stanco e frustrato e, sempre più spesso, puzzava di alcol.

Eva preferiva stare a casa di sua nonna.

Da quando la situazione era peggiorata sua nonna si era trasferita a casa loro. Passava i pomeriggi con Eva: cucinavano, cucivano, ricamavano, chiacchieravano e prendevano il tè. 

Sua nonna la aiutava anche a studiare ed era per questo che ora lei detestava studiare.

Sua nonna era morta. 

I suoi genitori non le avevano mai voluto tanto bene. Sua madre era sempre depressa e suo padre era sempre ubriaco.

Eva si sentiva sola.

Sua nonna era tutto per lei e ora l’unica cosa che le restava di lei era un vecchio medaglione che non toglieva mai e, un bellissimo vestito bianco di pizzo che avevano cucito insieme ma su cui erano rimaste le macchie di sangue, quel sangue che schizzo ovunque quel giorno mentre gli occhi le si riempivano di lacrime per il dolore e la rabbia.

Fatemi sapere se è di vostro gradimento 😊🫶🏻☺️.
BUONA SERATA POLPETTINE! UN ABBRACCIO DALLA VOSTRA CATENELLA13!❤️

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